Un filo di tensione, progettare la leggerezza: Franco Albini

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(In foto, Veliero – Fondazione Franco Albini, Milano)

Zero gravità, la leggerezza come stile di vita

Quando pensiamo al concetto di leggerezza, nella maggior parte dei casi ci riferiamo ad elementi e ambienti interni ed esterni che siano ariosi, sereni ed equilibrati. Franco Albini nella sua attività di architetto e designer è riuscito a materializzare in tutte le sue realizzazioni una percettibile sensazione di equilibrio ed armonia, in primis lavorando con passione ed in maniera quasi maniacale sul tema della leggerezza.

La Rinascente di piazza Fiume, una struttura sospesa

Per La Rinascente di Piazza Fiume a Roma, uno degli edifici più importanti del neo razionalismo italiano progettato tra il 1957 e il 1961 insieme a Franca Helg, Albini progetta un edificio moderno in acciaio e vetro partendo dalla reinterpretazione di elementi tipologici tipici della tradizione classica.
La facciata presenta pannelli prefabbricati in graniglia di marmo e cemento rosso che richiamano i colori delle facciate barocche, venendosi a creare un gioco di chiaro- scuri tipico dell’architettura storica della capitale.

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(In foto, La Rinascente – Piazza Fiume, Roma)

Per Franco Albini la leggerezza, in architettura, non era assenza di peso ma sottrazione del superfluo. Sebbene la Rinascente appaia come un volume compatto, la connessione con questo concetto è profonda. All’interno dell’edificio le scale sembrano fluttuare nello spazio, sostenute da montanti sottili che ne riducono al minimo l’impatto visivo.
La leggerezza diventa così il risultato di una precisione portata all’estremo: meno materiale si usa per risolvere un problema, più il risultato è elegante.

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(In foto, La Rinascente- Piazza Fiume, Roma)

Leggerezza e smaterializzazione dello spazio

La Stanza per un uomo presentata alla VI Triennale di Milano (1936) rappresenta forse il manifesto assoluto di Franco Albini rispetto al tema della leggerezza. Qui il concetto si evolve da scelta estetica a vera e propria etica funzionale dell’abitare. Albini rifiuta l’inserimento di mobili massicci e la stanza risulta organizzata intorno ad una griglia di esili montanti in acciaio che si elevano in totale libertà dal pavimento, creando un senso di sospensione totale.

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(In foto, Stanza per un uomo, 1936 – VI Triennale, Milano)

L’uso del cristallo come materiale per la realizzazione dei ripiani e la riduzione della sezione dei supporti contribuisce a far sì che il tutto, struttura portante e ripiani, risulti quasi invisibile. La stanza non è un insieme di volumi, ma un volume d’aria ritmato attraverso linee sottili. La leggerezza diventa elemento che valorizza il vuoto.
Dentro questa stanza, l’uomo non è soffocato dagli arredi, ma ne è il centro dinamico. La struttura non contiene ma accompagna il movimento.

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(In foto, Stanza per un uomo, 1936 – VI Triennale, Milano)

La scala sospesa nel rosso

Nel restauro di Palazzo rosso a Genova (1952- 1962) Albini compie un atto di audacia estrema: inserisce un elemento di modernità assoluta in un contesto barocco, usando la leggerezza come strumento di rispetto storico.
Albini non tocca le decorazioni originali, ma vi accosta una struttura che sembra poter sparire da un momento all’altro, incarnando l’idea che la modernità debba essere reversibile e discreta.

BLOG copertina e articolo – Palazzo Rosso a Genova

(In foto, Palazzo rosso – Genova)

La scala è letteralmente appesa, non poggia a terra né si incastra sui muri; essa risulta sostenuta da sottili tiranti in acciaio fissati alla volta ed alle pareti, dando l’impressione di un nastro che si srotola nel vuoto. I gradini sono indipendenti l’uno dall’altro e questo crea una fessura di luce tra una pedata e l’altra.
Albini sceglie il marmo rosso di Verona per i gradini e l’acciaio per i tiranti. La pesantezza della pietra viene “sconfitta” dalla struttura a trazione, rendendo il marmo visivamente leggero come un foglio di carta piegato.
Al centro della spirale non c’è un pilastro, ma il vuoto. Questo permette all’occhio di percepire l’intera altezza del vano, trasformando la risalita in un’esperienza di levitazione.

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(In foto, scala rossa – Palazzo rosso, Genova)

Mostra Scipione, l’arte che galleggia

Nella mostra Scipione e il Bianco e Nero (1941) in Brera Albini porta la leggerezza ad un livello di astrazione quasi estremo, sfidando la solennità del museo napoleonico. In piena guerra, Albini risponde alla pesantezza del momento storico con un allestimento “immateriale”.
L’allestimento viene risolto attraverso l’uso di sottilissimi montanti in legno a tutta altezza (dal pavimento al soffitto) che fungono da ragnatela spaziale. Le opere non sono appese alle pareti bensì “galleggiano” nello spazio, fissate a questi steli con morsetti metallici.

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(In foto, mostra Scipione 1941 – Pinacoteca di Brera, Milano)

Eliminando il contatto con il muro, Albini permette alla luce di circolare attorno alle opere.
Il quadro diventa un oggetto tridimensionale nello spazio, perdendo gravità e diventando un frammento di poesia sospeso.
L’allestimento stesso sembra un disegno a china e le linee verticali dei supporti dialogano con il “bianco e nero” delle opere grafiche di Scipione, creando una continuità visiva tra il contenitore e il contenuto.

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(In foto, Mostra Scipione 1941- Pinacoteca di Brera, Milano)

Il design che sfida la gravità

Il Veliero (1940) non è solo una libreria, ma è l’esperimento più estremo di Albini sulla sfida alla gravità.
La libreria risulta a tutti gli effetti un capolavoro di ingegneria dei materiali, raggiungendosi un equilibrio perfetto tra componenti con proprietà opposte. Il design incorpora il legno di frassino per la sua elasticità e resistenza alla flessione, cavi di tensione in acciaio inossidabile a garantirne stabilità ed equilibrio , vetro stratificato di sicurezza per i ripiani trasparenti e ottone brunito per i giunti di distribuzione del carico.

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(In foto, Veliero – Fondazione Franco Albini, Milano)

In questo equilibrio di tensioni i singoli elementi smettono di essere materia per farsi ritmo e trasparenza. Come una nave che sfida il mare senza toccarlo, la libreria di Albini naviga nello spazio domestico, ricordandoci che la vera leggerezza non è assenza di sostanza, ma capacità suprema di stare al mondo senza gravare su di esso, trasformando la forza di gravità in una danza silenziosa.

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(In foto, Veliero, Fondazione Franco Albini- Milano)