E luce fu! Carlo Scarpa, il Maestro che lavora con la luce.

01

(In foto, Carlo Scarpa – Memoriale Brion, San Vito frazione di Altivole)

La luce come materiale da costruzione

La luce è un elemento fondamentale di progettazione che, se usato in modo strategico, può valorizzare al massimo gli spazi e gli edifici migliorandone l’aspetto estetico e funzionale.
Evidenziando forme, colori, texture e dettagli essa modifica e modella lo spazio che ci circonda e, sia essa naturale o artificiale, permette di progettare spazi emotivamente significativi.
Un corretto studio della luce contribuisce ad aumentare il benessere, il comfort e la produttività di chi vive gli spazi costruiti.

Il cielo in una stanza

“Io amo molto la luce naturale”.
Carlo Scarpa (1906-1978), architetto e designer, nella sua attività diede primaria importanza allo studio della luce naturale.
Diplomatosi in disegno architettonico all’accademia di Belle Arti di Venezia, sviluppò un forte interesse del tutto personale per i vari materiali da costruzione, come il vetro, e per l’artigianato.
Egli considerava la luce naturale come un materiale da costruzione, capace di far “vibrare le cose” e definire lo spazio attraverso il gioco dei chiaro-scuri.

02

(In foto, Carlo Scarpa – Gypsotheca Canoviana, Possagno)

La Gypsotheca Canoviana, parte del museo di Canova situato a Possagno in provincia di Treviso, è disposta su due ambienti, la parte più antica del 1836 progettata dall’architetto veneziano Lazzari e quella più recente realizzata da Scarpa.
L’utilizzo della luce per Scarpa in questo progetto è stato fondamentale per enfatizzare elementi come l’acqua, il cielo e la natura, anche mediante l’utilizzo di lucernari che “tagliano le stanze” valorizzandone ogni angolo e ogni scorcio.

03

(In foto, Carlo Scarpa – Gypsotheca Canoviana, Possagno)

Restauro e allestimento, giocare con la luce

Tra il 1958 e il 1974 Scarpa si occupa del restauro del Museo di Castelvecchio a Verona.
L’intervento complessivo, conclusosi negli anni ’70, ha visto la ridefinizione del percorso espositivo, con adozione di accorgimenti specifici del tipo realizzazione di ampie finestrate e di tagli sul pavimento tali da permettere alla luce riflettente di divenire, da vera protagonista, una componente fondamentale nella scansione dei ritmi della giornata.

04

(In foto, Carlo Scarpa – Museo di Castelvecchio, Verona)

L’accostamento di materiali moderni con altri antichi quali la pietra, il vetro e il legno permettono alla luce di disegnare all’interno dello stesso museo dei fasci luminosi il cui colore varia e risalta in relazione alla tipologia di materiale illuminato.
Alcune statue situate all’interno del museo sono poste appositamente in una posizione tale da permettere alla luce di illuminarne e mostrarne dettagli normalmente quasi impercettibili.

05

(In foto, Carlo Scarpa – Museo di Castelvecchio, Verona)

Brion, il Memoriale delle meraviglie

Tra il 1969 e il 1978 Carlo Scarpa progetta su commissione di Onorina Tomasin Brion a San Vito di Altivole il Memoriale Brion, considerato l’ultimo suo significativo capolavoro monumentale.
In quest’opera sembra aver condensato tutto il suo sapere, ed infatti qui prende la sua massima forma tutto il suo approfondito studio sul tema della luce così come sull’utilizzo della materia ed in particolare del vetro, materiale che da sempre lo affascina in relazione alla luce e che da buon veneziano porta nel cuore.

06

(In foto, Carlo Scarpa – Memoriale Brion, San Vito frazione di Altivole)

Tomba Brion viene progettata e realizzata come seguito ad uno degli amati viaggi in Giappone ed i due cerchi simboleggiano il dialogo tra Ying e Yang, la relazione tra gli opposti così come tra luce e ombra.
Attraverso un percorso fisico reale Scarpa guida il visitatore attraverso un metaforico percorso di purificazione e rinascita.
L’architettura muta nella sua percezione visiva ed esperienziale e con il variare della luce, dall’alba al tramonto, il visitatore viene accompagnato in un viaggio ricco di emozioni inaspettate

07

(In foto, Carlo Scarpa – Memoriale Brion, San Vito frazione di Altivole)

Emozionare attraverso la luce

A ricordo e celebrazione dell’operato di Scarpa vale la pena citare anche “Venini Luce 1921-1985”, mostra con cui Venini ha voluto rendere omaggio alle opere in vetro di Scarpa ospitando all’interno dei suoi spazi due sue imponenti installazioni: la ricostruzione del monumentale lampadario a poliedri policromi, con circa quattromila elementi, progettato dall’architetto per il padiglione del Veneto all’esposizione di Torino “Italia 61” nel 1961, ed il celebre Velario realizzato nel 1951 per la copertura di Palazzo Grassi, formato da una serie di “festoni” con cavi d’acciaio e sfere in vetro cristallo balloton.

08

(In foto, Carlo Scarpa – “Venini Luce 1921-1985″, Venezia)